HomeL'orizzonte; Carla Vasio

L'orizzonteL'orizzonte

Carla Vasio

Polìmata 2011

ISBN 9788896760109

168 pagine, filorefe

Euro 10,00 (edizione cartacea)

 

in copertina: Pablo Echaurren, L'onda - 1972

con un saggio di Francesco Muzzioli

con un'intervista all'autrice a cura di Massimiliano Borelli

collana: ultra/corpi - collana di prose

 

C’è una donna, in questo romanzo, a condurre il racconto. O meglio: a disseminarlo. Sta come di fronte a un disperso album fotografico, da cui raccoglie di volta in volta un’immagine, per poi lasciarla cadere, e ancora riprenderla. È questo il gesto che agita la scrittura, così che il flusso di eventi ed episodi si interrompe a intervalli irregolari per assecondare slittamenti di piani, repentine emersioni e sparizioni, messe a fuoco e prospettive in scorci obliqui. L’orizzonte tracciato da Carla Vasio è un prisma in stato di spaesamento, dove «ininterrottamente oggetti irriconoscibili si muovono» con passo volubile; oggetti strappati alla dimenticanza, sollevati da una memoria non immediatamente riconosciuta, intermittenti e baluginanti come inquiete lucciole dai contorni indefinibili e però irresistibili nel loro vertiginoso apparire, in un montaggio narrativo in continua torsione. Oggetti di un diorama che non cessa di stupirci.

 

Dall'introduzione di Francesco Muzzioli

Carla Vasio scrive L’orizzonte alla metà degli anni Sessanta, in quel periodo il movimento della neoavanguardia è arrivato nella parte centrale della sua parabola. La stessa autrice non è del tutto esordiente, avendo già pubblicato suoi testi nell’antologia fondativa del Gruppo ’63. C’è appena stato – e la Vasio vi è intervenuta – un convegno palermitano sul Romanzo sperimentale, in cui l’avanguardia del secondo Novecento ha confermato la volontà di affrontare di petto il problema “narrativa” con operazioni polemiche e destrutturanti. “L’orizzonte” è dunque il prodotto, pienamente consapevole sul piano critico-teorico, di qualcosa posto sotto il segno del romanzo sperimentale. Certo, la formula non basta, e dal nostro punto di vista, dobbiamo domandarci fino a che punto sia un romanzo e quanto e come sia sperimentale. Carla Vasio, infatti, sembrerebbe compiere un’operazione meno oltranzista di altri suoi compagni di avventura: non arriva all’atomizzazione totale (come, ad esempio, il Balestrini di Tristano) e conserva un’impostazione in qualche modo realistica, un ambiente-scenario dai connotati bene o male riconoscibili attorno a un io narrante abbastanza consistente (mentre Sanguineti sprofonda nell’onirico e Manganelli nell’altrove). Vi è però, un’erosione molto forte delle coordinate del mondo possibile. La domanda che si affaccia quindi è radicale: si tratta davvero di un racconto? Beh, il testo della Vasio non ha né la fisionomia, né le finalità di un racconto comunemente inteso; si può definire con maggiore esattezza la scrittura di una situazione; oppure, utilizzando il titolo, la scrittura di un orizzonte. La situazione si potrebbe riassumere così: c’è un io narrante che lavora a maglia su una panchina presso una scalinata in attesa di un uomo cui deve dire una frase risolutiva riguardo al loro rapporto; l’incontro avviene verso la metà del libro, ma la comunicazione viene rinviata; nella seconda parte la situazione si trasferisce in una festa in maschera; ma quando si avvicina finalmente al suo esito e la frase sta per essere pronunciata, si arriva ad una soluzione finale che non resta affatto ovvia. Questo scarno intrigo fa intuire che il tempo della storia è molto lento, e che è costituito da un intervallo in attesa dell’evento, un lasso vuoto durante il quale non succede quasi niente. C’è un periodico inserimento digressivo del monologo interiore con ricordi disposti su vari livelli. È chiaro che una scrittura come quella de L’orizzonte richiede una attività supplementare al lettore, cioè quella di districarsi dentro il “presente globale” dei diversi livelli narrativi (il lettore dovrà spesso tornare indietro a separare i fili imbrogliati, tanto per usare la metafora della maglia). La soluzione non sarà fornita dal testo, sarebbe troppo comodo, il lettore deve trovarla dopo la lettura, nella sua stessa vita, nella sua stessa prassi; e tutto il tempo della ricerca e dell’attesa, nel libro e fuori dal libro, non è e non sarà affatto un tempo morto, un tempo perso, che si vorrebbe saltare per arrivare al dunque: l’intervallo si scoprirà importante. Il tempo di attesa potrà essere utilizzato, ma solo se si saprà schiarire l’orizzonte.

Recensioni e link a "L'orizzonte"

Cecilia Bello Miciacchi, su Alias,
inserto n.37/11 de "il Manifesto"

Giorgio Patrizi, su "Alfalibri", n. 4, settembre 2011

Raffaella D'Elia, su "L'indice dei libri del mese", novembre 2011

Francesca Fiorletta, su Le reti di Dedalus

Una recensione su Flaneri

Un video sull'autrice da YouTube

Carla Vasio

E' nata a Venezia ed attualmente abita a Roma. Ha partecipato alla neoavanguardia italiana degli anni Sessanta, facendo parte del Gruppo 63. Successivamente ha preso parte alle lotte per la progressiva affermazione della pittura astratta in Italia, con Turcato, Burri, Capogrossi, Perilli, Fontana e Novelli. Tra il 1967 e il 1972 ha gestito una libreria a Roma, la Libreria dell'Oca, dove organizzava anche mostre di pittura. Ha vissuto per diversi anni in Giappone, entrando in contatto con una cultura molto diversa dalla nostra. Ha scritto racconti per bambini, romanzi, poesie; ha curato la traduzione di alcuni romanzi stranieri e si occupa della pubblicazione di raccolte di haiku. Nel 1985 ha fondato con Nojiri Michiko l'Associazione Italiana Amici dell'Haiku ed ogni anno si occupa del tradizionale premio di poesia.

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